Arresti Palermo – I Carabinieri stanno dando esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip di Palermo su richiesta della locale Procura Distrettuale, nei confronti di 62 soggetti, accusati a vario titolo di associazione mafiosa nonché dei delitti di estorsione, danneggiamento, ricettazione, favoreggiamento e reati in materia di armi aggravati dal metodo mafioso.

Con lo stesso provvedimento si sta ponendo sotto sequestro preventivo attività commerciali, imprese e beni immobili frutto di illecito arricchimento.

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L’operazione è frutto di due distinte manovre investigative sviluppate dal Ros e dal Gruppo Carabinieri di Monreale in direzione dei “mandamenti” di Villagrazia-Santa Maria di Gesù e San Giuseppe Jato, dove si è notata un’intensa attività di riorganizzazione delle varie famiglie compresa quella di Altofonte.

Grazie alle indagini coordinate dal procuratore Lo Voi, dagli aggiunti Agueci e Teresi e dai sostituti Del Bene, Demonits, Luise e De Flammineis, si sono ricostruiti i nuovi assetti dei vertici di Cosa Nostra.

A reggere le fila sarebbero due ottantenni Mario Marchese, 76 anni, sarebbe alla guida del mandamento di Villagrazia-Santa Maria di Gesù. Onofrio Agrigento, 80 anni, avrebbe preso le redini a San Giuseppe Jato.

Sono stati, inoltre, documentati numerosi reati fine espressione della capacità di intimidazione e controllo del territorio delle compagini mafiose oggetto di indagine.

L’ultimo colpo era stato messo a dicembre con gli arresti sempre dei Ros e del comando provinciale di Palermo per l’omicidio di Mirko Sciacchitano, ucciso il 3 ottobre scorso, e il ferimento di Antonino Arizzi.

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Tre ordinanze erano state notificate a Salvatore Profeta, 70 anni, accusato di essere il mandante dell’agguato insieme al boss Natale Giuseppe Gambino; al figlio di Profeta, Antonino, di 26 anni, e al genero Francesco Pedalino, di 37, ritenuti gli esecutori materiali. Si sono visti recapitare il provvedimento in carcere perchè già detenuti per altri reati.

Il provvedimento rientra nell’ambito dell’operazione “Torre dei diavoli”, che aveva portato nei giorni scorsi all’arresto di sei persone (provvedimento convalidato dal giudice) ritenute organiche al mandamento mafioso di Santa Maria del Gesù. Gli investigatori hanno fatto luce sia sulle dinamiche interne al mandamento, ricostruendo le fasi della “elezione” dei nuovi vertici, e sul delitto Sciacchitano. ucciso a colpi di pistola nei pressi di viale della Conciliazione, con i padrini ad assistere a distanza all’omicidio, seduti all’interno di un’auto.

CHI SONO GLI ARRESTATI – Secondo quanto ricostruito dali investigatori, Salvatore Profeta è “uomo d’onore della famiglia di Santa Maria di Gesù”. Già condannato in via definitiva per associazione mafiosa, dopo una detenzione di 18 anni era stato scarcerato alla fine del 2011 in virtù della richiesta di revisione del processo per la strage di via d’Amelio.

“L’inserimento del soggetto in Cosa Nostra – spiegano i carabinieri – era avvenuto in epoca ben più risalente come testimoniato dalle rivelazioni rese dai collaboratori di giustizia negli anni ’80. Nel corso della seconda guerra di mafia Profeta Salvatore si era schierato con l’ala vincente di osservanza corleonese, venendo peraltro coinvolto nel noto ‘blitz di Villagrazia’ del 1981 culminato, dopo un violento conflitto a fuoco, con l’arresto di altri otto uomini d’onore e la fuga di ulteriori sei. A seguito della riorganizzazione del mandamento e della famiglia di Santa Maria di Gesù, effettuata dopo l’uccisione dello storico capo Stefano Bontate nell’81, Profeta era stato promosso al rango di capodecina”.

Adesso “è emerso che l’anziano uomo d’onore aveva rifiutato ogni candidatura alle cariche elettive della famiglia sia per l’età avanzata che, verosimilmente, per la sua parentela con il collaboratore Vincenzo Scarantino. In ogni caso rappresentava per il capofamiglia Giuseppe Greco una sorta di ‘consigliere non ufficiale’ al quale era peraltro lasciata libera iniziativa in virtù della sua autorevolezza criminale”.

Antonino Profeta è il figlio di Salvatore e “figghiozzu” di Giuseppe Greco che, secondo i carabinieri,”l’avrebbe scelto come proprio rappresentante particolare.

Tale ruolo, non previsto formalmente nella gerarchia mafiosa, avrebbe consentito al giovane uomo d’onore di interloquire con altri appartenenti al sodalizio, svincolato dagli obblighi e dalle limitazioni tipiche derivanti dalla posizione di soldato e con la dipendenza esclusiva dal capo della famiglia ovvero, nella sola ipotesi di temporanea assenza del vertice, dal sottocapo.

L’incarico fiduciario attribuito, al di fuori delle funzioni tradizionali ed alle dirette dipendenze del vertice, testimonia la grande considerazione in cui era tenuto all’interno dell’organizzazione”.

Francesco Pedalino, genero di Salvatore Profeta, “sarebbe stato recentemente designato capodecina, ponendo addirittura alle sue dipendenza uomini d’onore ben più anziani”.

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