15 dicembre 2011 - Il panciotto dal gusto retrò, il papillon dai colori sgargianti, l’ironia graffiante. Anche quando parla di cose serie. E – assicurano i suoi studenti – persino in occasione delle affollatissime lezioni universitarie che tiene. Philippe Daverio piace o non piace. E non piacque a Palermo, nel 2010, ad alcuni cittadini che lo contestarono per strada in occasione del “Fistinu” di S. Rosalia, nel quale era stato coinvolto da Diego Cammarata in qualità di consulente. Un’organizzazione che ai palermitani non sembrò all’altezza del nome Daverio; nonostante i disguidi passati, l’interessato assicura però, di sentirsi a casa propria nel capoluogo siciliano.
Proprio alla Libreria Flaccovio di Palermo, Daverio ha presentato ieri “Il museo immaginato”, il suo ultimo testo edito da Rizzoli. Una rilettura, ricca di aneddoti e curiosità, dei principali capolavori della storia dell’arte, selezionati in un modo del tutto originale. Un museo pensato come un palazzo, dove ogni stanza assume una specifica funzione, senza nulla escludere, dal gran salone al pensatoio, non dimenticando cucine e giardino. Alla ricerca di contrapposizioni e nel contempo corrispondenze, secondo una successione concepita “mettendo in ordine di disordine, di richiami che possono esserci tra un dipinto e l’altro – dice Daverio – Bisogna pur mettere ordine tra i quadri, non ci sono tanti modi: l’ordine alfabetico, ma per fortuna non lo fa nessuno. Poi ci sono quello cronologico e di scuola artistica, che si rivelano di una noia mortale”.
E allora, la sala da pranzo del “museo” diventa uno spazio che accoglie la “Canestra di frutta” di Caravaggio e “Le nozze di Cana” di Paolo Veronese. E poi? Via libera all’interpretazione.
“Se uno non segue più un parametro fisso apre la libertà e i confronti vengono fuori”, assicura Daverio che aggiunge: “Una casa con le opere più importanti al mondo può essere solo quella di un ladro. Ma il ladro dopo un po’ deve dare uno stile alla sua abitazione. Ci sono le camere da letto, quella del padrone e di sua moglie, e poi l’amante della moglie e il cuoco che è l’amante dell’amante e che riporta alle cucine. Un gioco poco serio per entrare in un mondo molto serio, quello della grandezza della pittura antica”.
Com’è cambiata la percezione dell’arte nell’era di Internet? Il web, per quest’uomo che sembra uscito fuori da un romanzo ottocentesco, “è uno strumento fantastico. Possiamo vedere tutto in contemporanea. Basta cliccare”.
E in merito al legame del mondo artistico, al mercato ma contemporaneamente ad una sorta di “intellettualità”, l’autore de Il museo immaginario avvisa: “Ci sono intellettuali e operatori culturali. Non sono la stessa cosa. Non tutti gli operatori culturali sono intellettuali e viceversa. Io sono un artigiano. Mi danno dei testi da scrivere e io li scrivo, quando mi pagano, sennò faccio fatica”.
Attenzione però, le distinzioni non sono finite, perché “ c’è intellettuale come uomo d’azione e l’intellettuale come estenuato. L’Italia è piena di intellettuali estenuati – sogghigna Daverio – pochi vogliono fare gli intellettuali d’azione. A me piacciono quelli lì”.
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