Il legale di Marcello Dell’Utri, l’avvocato Giuseppe Di Peri, ha depositato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia una consulenza audio che smentirebbe che il boss Giuseppe Graviano abbia mai pronunciato la parola Berlusconi durante le sue conversazioni intercettate in carcere col compagno di socialità Michele Adinolfi.

La consulenza, che non è stata ancora ammessa agli atti, è stata effettuata sulla base della rappresentazione dello spettrogramma che misura la intensità delle frequenze del suono nel tempo. “Lo studio dimostra in modo inconfutabile che le trascrizioni delle conversazioni fatte dalla Procura non sono fedeli”, si legge nella relazione del tecnico, Alberto Giorgio, nominato dalla difesa dell’ex senatore.

Di Peri ha anche depositato una pendrive con l’audio “ripulito” dai rumori che confermerebbe l’esito della consulenza effettuata tramite lo spettrogramma. La corte d’assise si è riservata di decidere se ammettere la relazione del tecnico. La conversazione di Graviano è del 10 aprile del 2016. Secondo le trascrizioni dell’accusa il boss avrebbe parlato di promesse fatte dall’ex premier a Cosa nostra.

La corte d’assise di Palermo ha, però, rigettato la richiesta di acquisizione della nuova consulenza audio eseguita con spettrogramma depositata dal legale di Marcello Dell’Utri che avrebbe dovuto confutare le trascrizioni della procura.

La corte ha però ammesso i file audio delle intercettazioni in carcere di Graviano “ripulite” dai rumori di sottofondo. La corte d’assise ha anche acquisito il certificato di morte del boss Totò Riina, tra gli imputati del processo. Chiuse le questioni preliminari, ha dato la parola al pm Roberto Tartaglia per l’inizio della requisitoria.