Sono già arrivate le prime duecento sentenze sul ricalcolo delle vecchie pensioni e peseranno per circa due milioni sui conti della Regione. Ma sono stati già presentati 500 ricorsi analoghi.

A illustrare il caso al Giornale di Sicilia è l’ avvocato palermitano Lucio Samaritano, che ha ottenuto negli ultimi mesi oltre 200 sentenze favorevoli a chi chiede il ricalcolo della pensione: “La motivazione più frequente dei ricorsi riguarda il riconoscimento della perequazione. Era una possibilità in vigore fino alla fine degli anni Novanta. In Sicilia, a differenza che per gli statali, veniva riconosciuto l’ aumento pari al 100% dell’indice di svalutazione indicato dall’ Istat. A livello nazionale l’ aumento aveva parametri inferiori o veniva addirittura negato nei casi di pensione più elevata”.

A un certo punto la Regione decise di applicare la normativa statale. Ma fino ad allora il diritto era vigente e – spiega ancora l’ avvocato Samaritano – chi è andato in pensione prima dell’ 1 gennaio’98 può rivendicarlo per un triennio.

La pensione va ricalcolata e va riconosciuto almeno un triennio di arretrati, questo dicono le prime sentenze: “Fra arretrati e aumenti ogni pensionato che ha vinto il ricorso – aggiunge Samaritano – incasserà fra i 3 mila e i 15 mila euro”.

Nella maggior parte dei casi, la Regione non ha ancora pagato nonostante le sentenze favorevoli ai pensionati.
Solo con la Finanziaria del 2015 il governo Crocetta ha imposto l’ allineamento definitivo fra pensionati regionali e statali.

Ai pensionati, come hanno stabilito i giudici, quei soldi spettano. “Il diritto al ricalcolo – conclude l’ avvocato Samaritano – non si prescrive. Anche a distanza di tempo per il ricorrente la limitazione riguarda al massimo la quantificazione degli arretrati”.