“È scandaloso che la riforma delle Province non sia ancora completata”. Lo dicono le segreterie regionali di Fp CgiL, Cisl Fp, Uil Fpl e Csa in una nota congiunta dopo che ieri hanno incontrato le Rsu ed atri rappresentanti di sigle autonome ad Enna, decidendo una nuova mobilitazione dei lavoratori. Previste assemblee di due ore l’8 marzo in ogni provincia e un sit in regionale davanti all’Ars il 15 marzo in concomitanza con l’avvio della discussione parlamentare sul disegno di legge stralcio contenente le norme non discusse in finanziaria.

“Il disegno di legge 1070/A che recepisce i rilievi mossi dal Consiglio dei ministri alla legge regionale 15/2015 e consente di completare la riforma– sottolineano le segreterie regionali – non è ancora stato calendarizzato per essere discusso ed approvato dall’Ars, nonostante il via libera della Commissione sia arrivato già a dicembre”.

“Sebbene il tema delle ex Province sia stato affrontato nel dibattito d’Aula di questi giorni – aggiungono – e persino l’assessore all’Economia ne abbia rilevato la criticità e la conseguente necessità di affrontare al più presto la discussione tenendo anche conto che le esigenze finanziarie ammontano a circa 180 milioni di euro, il disegno di legge rimane fuori dall’ordine dei lavori”.

Nel frattempo, denunciano i sindacati, per gli enti e la gestione dei servizi è il caos: “non ci sono più certezze sul pagamento degli stipendi ai dipendenti e sulla prosecuzione dei contratti a tempo determinato, i commissari straordinari alzano le mani in segno di resa, i lavoratori non sono neanche considerati nell’ambito del processo nazionale e rischiano di restare fuori da eventuali mobilità presso altre amministrazioni, e i servizi sono allo sfascio totale”. Insomma, un quadro devastante che fa il paio con la “inconcludente classe politica che sta condannando la Sicilia al peggiore dei destini possibili”.

Il 15 marzo Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Csa chiederanno di incontrare il presidente dell’Ars e i presidenti dei Gruppi Parlamentari per chiedere l’immediato inserimento all’ordine del giorno del disegno di legge 1070/A.

“Se non ci saranno risposte adeguate – concludono – non esiteremo a proclamare lo sciopero dando dimostrazione a tutta la classe politica siciliana, così come è avvenuto con la grande giornata di sciopero del 23 giugno 2015, della determinazione del sindacato e di tutti i lavoratori a portare avanti la battaglia in difesa del servizio pubblico”.