Un buco da 122 milioni di euro. Questo è quanto avrebbe scavato Riscossione sicilia, la società che dovrebbe occuparsi di portare fondi nelle casse della Regione attraverso la riscossione delle tasse nell’isola e che invece costa di più di quanto non recuperi. E’ una prima valutazione sommaria e ancora tutta da certificare ma i rapporti fra costi e introiti sembrano essere in perdita.

E’ questo il grande tema da affrontare per parlare di tasse in Sicilia. Non c’è dubbio che in una stagione in cui la Sicila vuole far valere il proprio Statuto autonomistico poter contare su una società di riscossione indipendente è necessario ed auspicabile. Le Regioni a Statuto ordinario solo ora iniziano a chiedere un sistema di riscossione autonomo. Ma la Sicilia, nel frattempo, rischia di perderlo per effetto di una norma approvata nella scorsa legislatura che prevede la dismissione della società e l’accorpamento delle funzioni e del personale nell’agenzia dele Entrate.

Ma il primo tema è e resta quello dei conti perchè senza soldi c’è poco di cui discutere e qualsiasi scelta politica diventa velleitaria. E per fare i conti in tasca alla Riscossione Sicilia in liquidazione l’assessore all’economia Gaetano Armao ha avviato una verifica insieme al socio di minoranza che è proprio l’Agenzia delle Entrate.

I conti ancora non ci sono ma i grandi numeri sono già noti anche se da verificare e si parla di 100 milioni di euro di mancato versamento nelle casse della Regione. In pratica Riscossione avrebbe incassato queste somme senza versarle nelle casse regionali o comunque avrebbe acquisito crediti senza far fronte al corrispettivo e avrebbe usato le somme disponibili per far, invece, fronte alle proprie spese. Ma a questi 100 milioni ne vanno aggiunti 22 di spese legali da pagare perchè troppo spesso Riscossione si sarebbe avventurata in terreni impervi per riscuotere crediti inesigibili, scaduti in base a termini di legge, non più dovuti per vari motivi o già ammessi a rateizzazione, rottamazione di cartelle e così via.

Insomma Riscossione rischia di essere un doppio carrozzone, se non triplo. Una partecipata che da un lato ha un costo troppo elevato, dall’altro non porta fondi in cassa e, in terza analisi, è stata, nel tempo, gestita in modo a volte troppo morbnide, altre volte troppo aggressivo forse per tentare di risanare le casse.

Sul terzo aspetto la questione è più politica che amministrativa, almeno nell’accezione più recente, e non ci sono elementi di particolare discussione ma il vero tema è l’avversità dell’attuale maggioranza all’amministratore delegato Antonio Fiumefreddo vicino al Presidente Crocetta e, in taluni casi, ai 5 stelle ma certamente non a questa maggioranza di centrodestra (e spesso osteggiato e inviso anche alla precedente maggioranza). Ma lui nel frattempo ha già adito i tribunali perchè ritiene che nonostante la dismissione toccasse proprio a lui continuare a gestire Riscossione fino al definitivo transito in Agenzia delle entrate.

“A noi come governo tocca nominare i nuovi vertici – dice a BlogSicilia Gaetano Armao – non certo entrare nel merito delle scelte passate. E a questo compito di accingiamo a dare seguito. Una delle ipotesi in campo è certamente quella della nomina del generale Ugo Marchetti (ex assessore e vice sindaco di orlando duratpo solo tre mesi) ma la fuga in avanti in questo senso alla quale si è assistito nelle ultime ore è assolutamente eccessiva e prematura. Sarà la giunta a fare le sue scelte probabilmente nella prossima riunione”.

Ma il grande tema non è neanche quello della scelta degli amministratori “Il vero passaggio importante – dice Armao – è la ‘due diligence’ che stiamo conducento perchè solo avendo contezza dei conti e della consistenza patrimoniale e debitoria possiamo veramente mettere il parlamento nelle condizioni di fare una scelta. Toccherà all’Ars pronunciarsi in merito. Si dovrà scegliere se proseguire nell’applicazione della legge che prevede la dismissione di Riscossione Sicilia o modifcare la norma e dare nuovo impulso alla società. Ma in questo secondo caso sarà necessario trovare le coperture finanziarie. Per tenere in piedi Riscossione servirebbe una iniezione di denaro di almeno 30 o 40 milioni cash”

Una situazione non semplice. Da un lato la Sicilia vorrebbe poter contare su un sistema autonomo di riscossione ma dall’altro non può  permettersi di gettar via altre risorse in carrozzoni mangia soldi. La terza via potrebbe essere una nuova società? Ma se così fosse si presenterebbero altri problemi normativi e non soltanto. Insomma Riscossione sembra un altro imbuto nel quale la Regione si è infilata con le sue mani e dal quale adesso deve uscire