L'arcivescovo di Palermo al convegno dell'assessorato all'Economia

Romeo: il federalismo abbia un volto umano

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4 novembre 2011 -  ‘Guai ad un federalismo che venga attuato soltanto con i principi economici, o ragionieristici. Bisogna guardare ai cittadini alla loro storia e alle condizioni del territorio in cui vivono’. Parole, quelle dell’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, che riecheggiano il documento della Cei pubblicato l’anno scorso, in cui i vescovi italiani si appellavano al mondo politico affinché la riforma federalista tenesse in conto il gap strutturale che separa il Nord dal Sud. Un principio che Romeo ha ribadito oggi a Palermo in occasione del convegno ‘Federalismo fiscale e perequazione: l’autonomia della responsabilita” organizzato dall’assessorato regionale all’Economia a Palazzo Comitini.
Un’occasione per fare il punto sullo stato d’attuazione della riforma (al momento ferma al palo) e sulle ripercussioni che potrebbe avere sulle regioni meridionali. “Uno dei nodi da sciogliere resta quello della perequazione infrastrutturale. Un principio enunciato nella legge sul federalismo ma che non ha ancora trovato seguito nei decreti attuativi” ha sottolineato l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao. Concetto ribadito dal governatore, Raffaele Lombardo: “Abbiamo creduto nel federalismo fin dal principio e continuiamo a credervi per molte ragioni. In quest’ottica, abbiamo compiuto numerose scelte, alcune delle quali difficili e impegnative, ma non e’ possibile proseguire in questo percorso senza ottenere la perequazione strutturale che deve sancire piu’ di qualunque discorso un’unita’ del Paese che ancora stenta a divenire concreta e stabile”.
Al dibattito ha preso parte anche Enrico La Loggia, presidente della commissione bicamerale sul federalismo fiscale secondo il quale “la Sicilia deve avere le carte in regola per avere l’autorevolezza necessaria per andare a Roma e pretendere il rispetto dei propri diritti. Tra questi l’attuazione dell’articolo 37 dello statuto autonomistico che consente alla regione di incamerare le tasse delle aziende per la parte di produzione in Sicilia anche se hanno la sede legale fuori dall’isola. Questo darebbe alla Sicilia circa 3 miliardi di euro all’anno”.
Domani la seconda parte del convegno a patire dalle 9,30 con una seconda tavola rotonda su: “Perequazione, costi standard: obiettivi di responsabilità e di sviluppo”. Sarà moderata da Salvatore Carrubba, direttore editoriale de Il Sud. Vedrà la presenza di Luca Antonini, presidente della Commissione per l’attuazione del Federalismo fiscale, Giorgio La Spisa, vice presidente della Regione Sardegna, Adriano Giannola, presidente della Svimez, Daniele Franco, capo ufficio studi della Banca d’Italia.

La mattinata sarà conclusa da un’altra tavola rotonda su: “Federalismo e coesione sociale”, moderata da Giovanni Pepi, condirettore del Giornale di Sicilia. Parteciperanno Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl siciliana, Andrea Piraino, assessore regionale per la Famiglia, le Politiche sociali ed il Lavoro, Giacomo Scala, presidente dell’Anci, Pietro Busetta, dell’ Università di Palermo. Le conclusioni saranno affidate all’assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao


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