è scontro sul futuro della società partecipata
Sviluppo Italia Sicilia, botta e risposta
tra sindacati e presidente Li Calzi
È polemica tra le organizzazioni sindacali e il presidente di Sviluppo Italia Sicilia, Cleo Li Calzi. La querelle è scoppiata per la mancata partecipazione del presidente all’audizione promossa dalla commissione Attività produttive dell’Ars per ieri. All’ordine del giorno l’esame della situazione occupazionale dei dipendenti della società partecipata.
“Ero a Roma - spiega a BlogSicilia Cleo Li Calzi – a svolgere il mio lavoro di dirigente delegato alla segreteria tecnica della presidenza della Regione siciliana. Non ero certo in vacanza. Inoltre all’audizione davanti alla commissione Attività produttive dell’Ars, alla quale ho inviato la richiesta di rinvio non appena ho saputo di non poter partecipare, sarebbe mancato anche l’assessore al Bilancio, Gaetano Armao, la controparte nella questione, anche lui a Roma”.
Per Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Ugl però l’assenza della dirigenza di Sviluppo Italia Sicilia a Palazzo dei Normanni è stata “una grave inadempienza dell’azienda e dei suoi vertici che si è resa indisponibile a un importante incontro che avrebbe dovuto affrontare, con l’assessore al Bilancio, Gaetano Armao, le questioni strutturali della società e le questioni legate al piano di riordino, e con l’assessore all’Agricoltura Francesco Aiello l’evoluzione del contratto di At con il dipartimento Interventi strutturali per l’agricoltura”.
“Nel prendere atto della latitanza del consiglio di amministrazione – continua la nota stampa delle quattro sigle sindacali – che si è dimostrato incapace di acquisire sin dalla regionalizzazione della società un volume di commesse atte a garantire risultati economici soddisfacenti e in grado di assicurare la tranquillità dei lavoratori sul regolare pagamento degli stipendi, rileviamo invece come le altre società regionali, cedute da Invitalia alle altre regioni, attualmente svolgano per conto del socio regione un ruolo trainante per lo sviluppo economico del territorio”.
Ma anche a queste accuse la presidente Li Calzi risponde con fermezza: “Insieme al Cda di Sviluppo Italia sono stata accusata di latitanza dalle Rsu. In realtà, pochi giorni prima, il 17 luglio, avevo partecipato a un incontro ufficiale con i confederali e le Rsu, nel corso del quale avevo spiegato che il ritardo nel pagamento degli stipendi di luglio era dovuto ai problemi di liquidità della Regione siciliana e che comunque sarebbero stati erogati a breve. Mentre non ero in grado di fornire date certe per le retribuzioni di agosto. Inoltre la riunione del Consiglio di amministrazione - continua la presidente di Sviluppo Italia Sicilia – è già fissata per il 2 agosto, quindi non capisco come io e il Cda possiamo essere accusati di latitanza”.
All’ordine del giorno del consiglio di amministrazione dell’agenzia di sviluppo regionale c’è la definizione dei provvedimenti contenuti nel decreto 28 sulla spending review, varato il 20 luglio scorso dal governo Monti, che entro il 4 agosto tutte le società partecipate devono recepire.
“Nel febbraio scorso, quando ero soltanto consigliere di amministrazione di Sviluppo Italia Sicilia, – spiega Li Calzi – era già stato richiesto alla Regione se era possibile trovare un immobile di proprietà regionale da destinare a sede della società in modo da dismettere l’oneroso affitto dei locali di piazza Ignazio Florio”.
E alle accuse delle quattro sigle sindacali di non essere stata in grado di acquisire commesse sufficienti a garantire risultati economici soddisfacenti, la presidente Li Calzi risponde che “è necessario renderci conto che dobbiamo sottostare alla regole del mercato e in questo momento attrarre investimenti è particolarmente difficile. Sviluppo Italia non può basarsi soltanto sugli incubatori di impresa (aziende che raccolgono le idee imprenditoriali stimate ad alto potenziale di ritorno economico per analizzare, definire e interpretare la realtà sulla base di criteri rigorosi e coerenti, ndr)”.



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