Il fratello di Bernardo Provenzano contro la confisca di un bene
Salvatore Provenzano, il fratello del boss Bernardo, ha protestato ieri contro i giornalisti che lo hanno avvicinato a Corleone.
Salvatore Provenzano, il fratello del boss Bernardo, ha protestato ieri contro i giornalisti che lo hanno avvicinato a Corleone.
Il Gup del Tribunale di Palermo Lorenzo Iannelli ha condannato un gruppo di presunti mafiosi della zona di Villabate e Bagheria.
È ripreso stamattina, nell’aula bunker dell’Ucciardone, il processo al generale del Ros Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato alla mafia per il mancato arresto di Bernardo Provenzano (ottobre 1995).
Onore per il suo disprezzo all’ipocrisia di quella classe dirigente siciliana che gli ha girato le spalle in modo infame all’inizio delle sue prime vicende giudiziarie comportandosi come se non sapessero che era figlio di “Don Vito” mentre prima lo corteggiavano proprio per questo e per i suoi rapporti con i vertici della “Cosa Nostra Siciliana”.
Oggi riprende, all’Ucciardone, il processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano.
Secondo giorno di deposizione di Massimo Ciancimino nell’aula bunker dell’Ucciardone, nell’ambito del processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano.
Nell’interrogatorio di Ciancimino J. emergono particolari di grande significatività che si vorrebbero far passare sotto silenzio.
Oggi ci sarà la seconda deposizione di Massimo Ciancimino, nell’ambito del processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano.
Continuano le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio del più noto sindaco di Palermo, che in questo momento si trova nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo.
All’alba di stamani si è svolta una vasta operazione congiunta di Polizia e Carabinieri denominata “Crash” che ha portato all’arresto di 11 presunti affiliati alla famiglia mafiosa di Bagheria, fedelissimi del boss Bernardo Provenzano.
Di mafia non tanto bisogna parlarne, ma si deve. Metterla da parte significherebbe fare il suo gioco, perché l’attuale strategia di Cosa Nostra è tramare nel silenzio: fu Bernardo Provenzano ad imporre questo nuovo modus operandi ed è in corso.
Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, ha consegnato ai magistrati alcuni pizzini scritti dal boss Bernardo Provenzano, arrestato l’11 aprile 2006 dopo una latitanza di più di quarant’anni.
Sig. Massimo, Lei ha ragione. Non si può scegliere il posto dove nascere, ma decidere sul proprio futuro all’insegna della Legalità, sì. Mi creda, anch’io feci una scelta non facendomi ammaliare dalle Sirene che decantavano la possibilità di far parte di quella struttura che era ed è una vergogna tutta italiana: Cosa Nostra
In questi giorni protagonista di BlogSicilia è Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo. Appena ieri c’è stata la replica dell’avvocato Michele Costa, figlio del procuratore Gaetano Costa (ucciso dalla mafia nel 1980) e la controreplica dello stesso nello spazio dei commenti.
E dopo tanto parlare e scrivere, trasmissioni e documentari, memorie tornate, scoop giornalistici, il prefetto Mario Mori, ex comandante dei Ros dei carabinieri, ha dichiarato a Palermo che “non ci fu nessuna trattativa tra Stato e Mafia”.
Giovanni Mercadante, ex deputato regionale di Forza Italia, è stato condannato a 10 anni e 8 mesi con l’accusa di associazione mafiosa (la richiesta del Pm era di 14 anni).