Un silenzio neanche troppo assordante che alla fine potrebbe partorire il topolino e che riporterebbe le lancette indietro di quasi cinque anni.

L’ipotesi di un ritorno al suffragio universale per i vertici delle Province comincia a stuzzicare le fantasie di molti gruppi dell’Ars che sull’onda travolgente del referendum di dicembre e dopo l’emergenza gelo nelle scuole superiori e alla viabilità causata dal freddo accarezzano l’idea di un clamoroso ritorno al passato.

Se fino a poco tempo fa, specie fra i dem, parlare di elezione diretta negli enti intermedi era quasi un tabù, in nome di quelle riforme promosse durante la stagione renziana (poi bocciate in parte dalla Consulta e dal 61 per cento dei siciliani) oggi proprio per dare seguito alla volontà del popolo sovrano scoppia la voglia di elezioni.

Nel Pd, ad esempio, esce allo scoperto il deputato renziano catanese, Gianfrano Vullo, che tratteggia di fatto la sua proposta di modica alla legge sui Liberi consorzi e le Città metropolitane con la reintroduzione del voto diretto di presidenti e sindaci metropolitani, nonché dei consiglieri.

“Non c’è alcun rischio che la reintroduzione del suffragio universale possa essere impugnata dal Consiglio dei Ministri con un ricorso alla Consulta – spiega – poiché la Sicilia ha piena potestà in materia elettorale. Inoltre va previsto un collegio unico per l’elezione dei consiglieri con uno sbarramento al 5% per le liste”.

Secondo il catanese Vullo andrebbe introdotto anche l’effetto trascinamento, come avviene già per i Comuni, per la preferenza espressa alla lista. Doppia preferenza di genere e premio di maggioranza per chi arriva al primo turno al 40% sono altri due elementi da inserire nella nuova legge da approvare subito all’Ars”.

Da quel Palazzo Madama ‘scampato’ alla riforma costituzionale interviene il senatore Bruno Mancuso (Ncd) che dopo l’ulteriore slittamento delle consultazioni di secondo livello per gli organi di area vasta, ricordando che “in Sicilia si sono persi quasi quattro anni senza avviare la necessaria riforma delle ex province”, sentenzia: “E’ auspicabile che venga discussa e recepita, da ampie componenti dell’Assemblea Regionale, una nuova iniziativa legislativa tendente a riportare la democrazia nei territori con la elezione diretta”.

Di un ritorno al voto dei cittadini si parla con insistenza anche in Sicilia Futura che a poche settimane dal risultato referendario del 4 dicembre cominciò a sottolineare la necessità di dare seguito alla volontà emersa dalle urne.

Il centrodestra non ha mai digerito la riforma delle ex province partorita a più riprese dall’Ars ed ha avanzato in commissione una proposta di ripristino del voto diretto. Chi non vuol saperne è il M5S che dell’abolizione dell’ente intermedio ne ha fatto un cavallo di battaglia in tutto il territorio nazionale fin dai primordi.

I pentastellati siciliani, tuttavia, non gradiscono l’epilogo della questione in Sicilia dove Rosario Crocetta cominciò il suo mandato annunciando lo smantellamento delle Province e potrebbe clamorosamente ritrovarsi alla fine del quinquennio ad annunciarne la rinascita.