Si profila la reintroduzione dei tetti, ma importo da concordare, agli stipendi del personale dell’Assemblea regionale siciliana, misura prevista nell’accordo triennale scaduto a fine anno e che prevedeva la soglia massima di 240 mila euro lordi omnicomprensivi per i dirigenti e sotto-tetti per le altre carriere. Sarebbe questo l’indirizzo che il Consiglio di presidenza dell’Ars intende dare alla trattativa che formalmente si aprirà il prossimo 17 gennaio.

Stamani il deputato-questore Giorgio Assenza, incaricato dal Consiglio di presidenza a trattare, ha incontrato assieme al segretario generale di Palazzo dei Normanni le sette sigle sindacali che rappresentano dirigenti, funzionari, assistenti parlamentari, coadiutori. Il Consiglio sta lavorando a una proposta, la cui bozza sarà oggetto della trattativa in programma la prossima settimana.

La revisione dei tetti potrebbe prevedere un innalzamento del tetto massimo ma anche un maggior numero di sottotetti ovvero di limiti intermedi agli stipendi dei funzionari per evitare l’ingolfamento degli anni scorsi che aveva portato persone con funzioni e responsabilità molto diverse ad essere retribuiti con il medesimo stipendio.

L’intenzione del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè di non replicare l’accordo scaduto il 31 dicembre aveva causato una ridda di polemiche comprese le dimissioni dell’assessore Vincenzo Figuccia. Miccichè poi ci ripensò nonostante Camera e Senato a fronte di analoga scadenza degli accordi sindacali non stiano procedendo al loro rinnovo

“Chiederemo ai sindacati di rispettare i tetti degli stipendi previsti dalla norma scaduta il 31 dicembre scorso o quantomeno di introdurre dei limiti per il risparmio della spesa pubblica – ha detto Assenza – La nostra proposta è quella di non ripristinare il trattamento economico previsto prima dei tagli del 2015. Con i sindacati abbiamo stabilito di incontrarci il 17 gennaio, giorno in cui il Consiglio di Presidenza conta di presentare la sua proposta”.

Al centro della riunione il tetto degli stipendi previsto dall’accordo triennale scaduto a fine anno che stabiliva la soglia massima di 240 mila euro lordi per i dirigenti; 204 mila euro per gli stenografi, 193 mila euro per i segretari; 148 mila euro per i coadiutori; 133.200 euro per i tecnici e 122.500 euro per gli assistenti parlamentari.

Ulteriore obiettivo che l’Ufficio di presidenza tenterà di perseguire sarà quello di concordare con i sindacati stipendi meno onerosi per i nuovi assunti: “Su un organico di 251 dipendenti, attualmente quelli in servizio sono 179. Non abbiamo fissato date sui nuovi concorsi, ma prevediamo di fare una settantina di assunzioni e chiederemo di partire da retribuzioni più basse rispetto a quelle attuali”, ha concluso Assenza.