“Se non ci saranno richieste istruttorie da parte dei difensori, prima delle vacanze di agosto ci saranno le richieste, in modo tale che l’udienza preliminare possa svolgersi dopo la sospensione estiva”. E’ quanto annuncia il procuratore aggiunto, Antonio Ingroia, a proposito dell’inchiesta sulla presunta ‘trattativa’ fra stato e mafia.

“Nessuno – spiega- è indagato per aver trattato con la mafia. Il reato che la Procura sta perseguendo è quello di violenza o minaccia nei confronti di un corpo politico amministrativo ai fini di condizionarne l’esercizio’, precisa il Pm.

“Se poi ci sono uomini dello Stato o delle istituzioni che hanno consapevolmente indotto i mafiosi a certe mosse o hanno intermediato le richieste – dice Ingroia – rispondono di concorso nella minaccia e per questo noi li abbiamo indagati”. Sulla trattativa, prosegue Ingroia, ”ho percepito – non nelle istituzioni, ma nel mondo politico – un clima non favorevole all’accertamento della verità. Si lascia che la ragion di Stato prevalga sullo Stato di diritto”.

Oggi sui clamori suscitati dall’inchiesta è intervenuto anche l’ex presidente della Camera, Luciano Violante, secondo cui “Di Pietro, Grillo, Travaglio e parte del suo giornale sono un unico blocco politico-mediatico che gioca con il disagio popolare. Sulla eventuale trattativa stato-mafia si deve indagare, ma alcune utilizzazioni delle indagini giudiziarie sono inquietanti, penso al tentativo di aggredire il Quirinale”. Violante, che nell’ambito della stessa inchiesta è stato interrogato dai Pm di Palermo dice poi che “quando andai dal dottor Ingroia a Palermo ebbi l’impressione di un ufficio giudiziario ‘prigioniero’ dei mezzi di informazione”.