Oggi a Roma nella sede della Dia

Trattativa mafia-Stato: i pm sentono De Mita e Forlani

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12 gennaio 2012 -  Continua davanti ai pm della Dda di Palermo, coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, la sfilata dei presunti protagonisti della trattativa fra mafia e Stato e mafia che sarebbe avvenuta nel periodo compreso tra le stragi del ’92 e quelle dell’estate del ’93.

Oggi, a Roma, nella sede della Direzione nazionale antimafia, saranno sentiti come testimoni Arnaldo Forlani e Ciriaco De Mita, all’epoca del presunto ‘patto’ tra le istituzioni e Cosa nostra erano segretario e presidente nazionale della Democrazia cristiana.

I due politici verranno ascoltati sulla mancata conferma di Vincenzo Scotti a ministro dell’Interno alla fine del ’92. Lo stesso Scotti è stato sentito dai pm lo scorso 5 dicembre. Il verbale è stato adesso depositato agli atti del processo Mori. L’ex titolare del Viminale ha raccontato di non aver mai capito perché nell’estate del ’92, nonostante le rassicurazioni ricevute dall’allora Guardasigilli Claudio Martelli, fu sostituito all’ultimo momento nel suo ruolo da Nicola Mancino nel nuovo governo presieduto da Giuliano Amato e dirottato al ministero degli Esteri. Scotti riferisce inoltre che la notte antecedente la nomina al vertice della Farnesina ricevette una telefonata da De Mita. “Mi chiese – ha spiegato – se volevo accettare il dicastero degli Esteri ma io rifiutai categoricamente”.
‘Ovviamente – ha continuato Scotti – chiesi spiegazioni ai miei colleghi di partito sulle ragioni del mio avvicendamento, ciò feci anche con un’accorata lettera all’allora segretario Dc Forlani. Non ho mai avuto convincenti spiegazioni ma solo una missiva di risposta”. Proprio su questo punto verrà sentito Forlani.


Scotti ha anche raccontato che ad ottobre del 1992 l’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro gli scrisse, sempre a proposito della nomina alla Farnesina: ‘se ci fossimo parlati forse le cose sarebbero andate diversamente’. Anche l’ex presidente della Repubblica, già sentito dai magistrati palermitani, verrà riascoltato.

Scotti ha anche ribadito che dopo l’omicidio di Salvo Lima vi fu un concreto allarme attentati: nel mirino in particolare Giulio Andreotti e i ministri Carlo Vizzini e Calogero Mannino.

Per quel che riguarda Mannino, ha raccontato l’ex ministro degli Interni “si percepiva chiaramente la sua paura e ciò, in particolare, dopo l’uccisione di Giovanni Falcone”.

Scotti, sostenitore della linea dura nella lotta alla mafia, tanto da firmare insieme a Martelli la prima legge sul carcere duro, dopo l’eccidio di Capaci, sarebbe stato estromesso proprio per la sua intransigenza che mal si sarebbe conciliata con l’apertura di un dialogo con Cosa nostra decisa da parte delle istituzioni per porre fine alla strategia stragista.

“Io incarnavo una vera e propria strategia di guerra senza condizioni contro la mafia”, ma al tempo stesso c’era una linea che, “pur volendo contrastare Cosa nostra, si dimostrava più prudente” ha raccontato ancora Scotti che ha lamentato in quel periodo il clima di isolamento e l’atteggiamento minimalista di alcuni suoi colleghi di partito: “il presidente del Consiglio Andreotti definì una patacca i miei allarmi”.

Sulla trattativa che, secondo i pm, avrebbe portato lo Stato a un ammorbidimento delle posizioni assunte sul carcere duro ai mafiosi (con la revoca di oltre 300 provvedimenti di 41 bis e la rimozione ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di chi aveva, invece, posizioni piu’ intransigenti, come l’ex capo Nicolo’ Amato) sono stati sentiti tra gli altri, Mancino, lo stesso Amato e l’ex Guardasigilli Giovanni Conso.

1 commento a "Trattativa mafia-Stato: i pm sentono De Mita e Forlani"

  • Marco Curione scrive: 12 gennaio 2012 11:04

    quando gli interrogatori sono più dei riscontri, c’è qualcosa che non va.

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