“Micari è un moderato, un amministratore capace. E’ il punto di equilibrio di una coalizione ampia, è il candidato ideale” Così Gianpiero D’Alia spiega in poche parole insieme ad Angelino Alfano a Palermo la scelta fatta da Alternativa Popolare e Centristi per l’Europa di convergere su Fabrizio Micari il rettore dell’Università di Palermo proposto alla coalizione di centro sinistra da Leoluca Orlando.

“Quella di Micari – gli fa eco Alfano – è la scelta migliore contro i 5stelle: la competenza contro il dilettantismo. Micari è l’unica vera novità contro il dejà vu, gli altri due (Cancelleri e Musumeci) sono gli stessi sconfitti cinque anni fa”.

Alfano è arrivato insieme a Micari, Misuraca, Castiglione e La Via alla conferenza stampa proprio a significare la coesione. Con questo annuncio le formazioni di centro della sinistra ufficializzano una posizione che era già apparsa abbastanza chiaramente. Con Micari ci sarà Giovanni la Via vice presidente. A confermarlo è Dore Misuraca. “Sono molto felice che il professore Micari abbia indicato Giovanni La Via – conferma Alfano – come vice presidente della Regione siciliana”.

 “MicariLaVia giusta…” è lo slogan coniato subito dopo dal leader di Ap per il ticket tra il rettore Fabrizio Micari, candidato alla presidenza della Regione siciliana, e Giovanni La Via, indicato come suo vice.

E l’accordo a sinistra prevede anche una consultazione prima delle nazionali. Non c’è un passaggio automatico, l’alleanza non si trasferisce direttamente ma una consultazione sta nelle cose. E su quella contano tanto Alfano che D’Alia dopo il 5 novembre.

“C’è chi vuol prendere il voto in Sicilia come una scusa per drammatizzare” ha detto Alfano, rispondendo su quersto tema: “Se resta l’Italicum prende il premio la lista e non la coalizione”.

Con l’ufficializzazione anche di Ap e Centristi i giochi sui candidati presidente sembrano fatti. Ad aprire al campagna elettorale ieri pomeriggio era stato Matteo Renzi che da Taormina da dove aveva presentato Micari come il prossimo presidente della regione precisando, però, che quello siciliano non è un test elettorale nazionale ma una elezione locale e che dopo l’esperienza del referendum, che ancora brucia, lui non intende più personalizzare il voto. E oggi da Ragusa il segretario del Pd è tornato a parlare di referendum sostenendo che si trattava di riforme che servono all’Italia e non a Renzi e che il discorso su quei temi è ancora aperto.

A sinistra del centro sinistra sembrano già ai ferri corti Claudio Fava e Rifondazione Comunista: “Avevamo chiesto un chiarimento a Fava sulla natura della lista della sinistra alle elezioni regionali – dice il segretario regionale di Rifondazione Mimmo Cosentino – soprattutto che confermasse la nota da lui firmata assieme a Ottavio Navarra sulla alternatività al Pd e al sistema di potere che si è strutturato con alleanze trasversali e trasformiste, fino al rapporto privilegiato con Confindustria Sicilia.  E’ chiaro che il problema riguarda in minima parte Alfano e la sua formazione. Una alternatività, si dichiarava in quella nota, ai poli politici esistenti. E, quindi, caratterizzata dalla rivendicazione dell’attuazione della Costituzione, di un forte ridimensionamento degli interessi privati e privatistici nelle scelte regionali, della negazione di ogni possibilità di favorire i comitati d’affari, che dalla sanità al settore delle grandi opere pubbliche, gravano pesantemente sull’economia siciliana e sull’accaparramento delle risorse finanziarie da parte di pochi e contro i bisogni sociali della stragrande maggioranza dei cittadini e delle cittadine. Una lista quindi che non può essere finalizzata alla “ricostruzione del centrosinistra”, una esperienza politica di governo corresponsabile dei danni provocati al mondo del lavoro dipendente e al benessere generale. Necessita una rottura radicale con le politiche del passato e con le colpe di un ceto politico interessato alla sua autoperpetuazione”.

“Rinnoviamo a Claudio Fava  l’invito fermo e civile a dare una risposta che è dovuta, per quanto abbiamo fatto nell’esserci opposti alle politiche dei governi Crocetta, Renzi e Gentiloni, e per la generosità con cui abbiamo lavorato, a differenza dei tanti che volevano allearsi all’aggregazione messa in piedi da Cardinale, D’Alia, Orlando e Raciti, per costruire una lista unitaria della sinistra sociale e politica”.

Leader nazionali anche per l’avvio della campagna elettorale di Nello Musumeci aperta ieri a Termini Imerese insieme a Giorgia Meloni. Musumeci ha parlato di giovani e lavoro mentre la Meloni si è sofferta proprio sulla valenza delle elezioni siciliane. Al contrario di Renzi per la leader di Fratelli d’Italia questo è un test nazionale e dalla Sicilia ripartire la scalata del centro destra al paese. Una forte differenza div edute proprio sul valore del terst rimarca le differenze fra gli schieramenti. Per tutti, però, e soprattutto per la destra l’avversario è Cancelleri e sono i 5 stelle come ammette anche Gianfranco Miccichè che avverte, infine, la prossima volta il candidato lo sceglierà Forza Italia. ‘Questa volta si è fatto un passo indietro per l’unità ma il prossimo sarà azzurro’

Ma il vero avversario per tutti resta Giancarlo Cancelleri e i 5 stelle. Loro, i pentastellati, lunedì presentano il primo assessore della giunta, quello all’agricoltura.

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