Porta lo stesso nome dello zio che non ha mai conosciuto. Un nome che in Sicilia è emblema di lotta contro il malaffare, di impegno democratico, di partecipazione civile. Un nome legato ad una storia caratterizzata da reticenze e sopraffazioni ma che nessuno ha mai dimenticato.
I valori incarnati dalla vita di Placido Rizzotto, il sindacalista corleonese ucciso dalla mafia nel 1948, sono vivi più che mai. Lo ha confermato la grande partecipazione popolare ai funerali di Stato, tenutisi a Corleone il 24 maggio scorso.
Abbiamo incontrato il nipote omonimo, figlio del fratello di Placido.
Impiegato di banca, 61 anni, un nome “che è sempre stato il monito ad un senso di responsabilità nei confronti di questa Terra”. E l’ammirazione per quello zio, conosciuto soltanto attraverso i racconti degli altri.

“Sono nato tre anni dopo la sua sparizione – racconta Placido Rizzotto – e non ho purtroppo avuto la fortuna di conoscerlo. Sono cresciuto sentendo parlare di lui. In famiglia abbiamo sempre saputo che era stato ucciso, anche perché le prime indagini lo avevano appurato. Da quando ho memoria, ogni qualvolta devo prendere una decisione importante, penso a come si sarebbe comportato mio zio, a cosa avrebbe fatto nel caso specifico”.
Tanti dubbi ed interrogativi, e il bisogno di giustizia.

“Nella nostra famiglia – precisa Rizzotto – c’è sempre stata una cultura diversa. Dai discorsi che sentivo da bambino, e dalle parole di mio nonno Carmelo, ho sempre percepito che la mafia non era soltanto un fenomeno generico ma un problema reale, e noi ne eravamo vittime, tra migliaia. Tutti i Rizzotto, dopo la morte dello zio, hanno combattuto affinché venisse fatta giustizia, non ci siamo mai arresi”.

Il giorno dei funerali di Stato, l’Italia intera ha dimostrato che l’oblio che tutto cancella può essere sconfitto. Ad arrivare a Corleone, la gente comune, le casalinghe, gli impiegati, i lavoratori che faticano ad arrivare a fine mese. Per partecipare all’ultimo abbraccio a Placido Rizzotto. “La sua storia – commenta il nipote – è emblematica di quanto accaduto in Sicilia nel dopoguerra. Le lotte contadine, la rivolta proletaria al baronaggio agrario-mafioso. Nessun diritto esisteva qui. Nel corso del tempo le cose sono cambiate ma lentamente, perché la mafia ha sempre fatto leva sull’ignoranza per poter prosperare”.

Nel secolo scorso i sindacalisti uccisi in Sicilia sono stati 42, secondo alcune fonti 47. Un dato ufficiale non c’è. “Venivano uccisi – dice Rizzotto – perché la mafia li temeva. E’ quanto accaduto a mio zio. Questi sindacalisti sarebbero stati la nuova classe dirigente. A loro invece, si è sostituita una classe affarista collusa con la mafia che ha condizionato negativamente la vita economica e politica dell’Isola”.

Placido Rizzotto è stato un eroe, moderno, forse senza nemmeno saperlo. Aveva partecipato alla seconda guerra mondiale, era stato partigiano, e poi, dopo il ritorno a Corleone, presidente dei reduci e combattenti dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Palermo e, soprattutto, segretario della Camera del lavoro del piccolo comune del Palermitano. Nel Partito socialista italiano e nella Cgil aveva trovato amici e collaboratori con cui condividere la sua idea di una Sicilia libera. Ma non solo. Il nipote di Placido ci fornisce un ritratto per alcuni versi inedito.
“Lo zio – ricorda – non era un comunista estremista. Molti non sanno che nutriva una profonda fede religiosa, frequentava la chiesa, prendeva parte alle celebrazioni religiose. Era presidente del Comitato dei festeggiamenti della Madonna della Rocca di Corleone. Per lui la ricerca del bene era pane quotidiano, dovere morale, desiderio irrinunciabile”.

Impegno ed entusiasmo le sue doti naturali. “Era – continua Placido Rizzotto – una persona buona e generosa. Attraverso il sindacato, distribuiva beni di prima necessità ai poveri. Era coraggioso ma soprattutto un uomo d’azione vero, uno che si rimboccava le maniche, che non aveva paura”.

Oggi a Roma, la presentazione dell’Osservatorio Placido Rizzotto, nato su iniziativa di Flai Cgil.
Magistrati, sindacalisti, esponenti delle forze dell’ordine costituiranno l’anima dell’Osservatorio, costituito per monitorare e denunciare le infiltrazioni mafiose nel settore agricolo e industriale. A presiederlo, Il procuratore capo della Repubblica di Torino, Giancarlo Caselli.

“In questo momento – conclude Rizzotto, invitato a prendere parte alla presentazione – c’è un attacco spietato ai diritti dei lavoratori. La gente ha ancora più bisogno di guardare ad esempi come Placido, perché non bisogna mai perdere la speranza che le cose possano cambiare”.

Intanto, la Procura di Palermo ha riaperto le indagini sulla morte del sindacalista. SEcondo gli inquirenti l’inchiesta – coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci, “é un atto tecnico dopo l’individuazione dei resti”.